28 novembre 2010

Des hommes et des dieux

Qualche sera fa, colto dalla solita curiosità, sono andato a Milano al cinema a vedere 'Uomini di Dio'.
Bisogna andare fortunatamente nella vicina Milano per soddisfare il desiderio degli occhi e per accomodarsi a pensare davanti al grande schermo; una pellicola di pregio raramente si puo' ancora visionare a Pavia. Nella nostra città le sale cinematografiche che arricchivano il centro storico, non solo per un motivo ornamentale o decorativo, sono state chiuse, abbattute, rase al suolo per far spazio ad 'appartementi di lusso', dove il lusso, in questo caso, diventa la misura censuaria di un ritornato modo di vivere tanto falso quanto feudale.
La concezione patrimoniale della politica ha invaso tutto e tutti e le sue metastasi sono ormai dilaganti e incontrollate. Pavia, Italia, spaccati di un povero paese intristito e impoverito nelle sue strutture vitali e civiche.
Aspettiamo e lavoriamo con ardore perche' questa nottata passi, e auspichiamo che i frammenti di Resistenza Civile di questi tempi possano con profitto germogliare domani e disegnare un nuovo periodo di Rinascimento e Liberazione.

Frammenti di Resistenza Civile: guardare, vedere, contemplare 'Des hommes et des dieux'.
Questo film francese racconta la verità di una comunità di monaci benedettini da secoli presenti nei monti dell'Algeria e assassinati con l'usuale brutalità dal fondamentalismo della violenza organizzata.
Di stato o dei gruppi di guerriglia islamica poca è la differenza.
Il titolo francese è stato tradotto troppo genericamente nell'italiano 'Uomini di Dio'. L'originale rende meglio: 'Degli uomini e degli dei'. Il fulcro di questa traduzione dimora in un Salmo, l'82, nella cui premessa d'apertura si dice 'contro i giudici corrotti' e più in giù al versetto 6 si proclama: "Io ho detto: 'Voi siete dei, siete tutti figli dell'Altissimo".
Già, 'voi siete dei' l'umanità già divinizzata solo per il fatto di essere carne, sangue, anima, pensieri, sentimenti, relazioni; a segnare un'uguaglianza partecipata tra l'Altissimo e i suoi figli. Un'uguaglianza non banale e frutto di una tensione presente nell'intimo di ciascuno rivolta al compimento della propria natura, del proprio essere.
L'umanità spesso gira i tacchi e se ne va da un'altra parte. E qui non valgono le distinzioni tra credenti e non credenti. Assurdo rinchiudere sempre l'espressività di ciascuno in categorie predefinite.
E' quello che hanno saputo testimoniare questi monaci benedettini: guardare al di là del particolare, non lasciarsi ingabbare da categorie, promuovere la convivenza con le comunità pacificamente e profondamente islamiche loro vicine, praticare la sincera spiritualità benedettina dell'accoglienza, farsi prossimo con le esigenze di tutti, curare le ferite senza domandare l'identità a nessuno.
Hanno preso in mano il Vangelo di Gesù Cristo e ne hanno fatto loro cibo quotidiano.
Non hanno avuto paura ad essere 'radicali quindi giusti', a lambire gli estremi confini della testimonianza, a vivere la gratuità con leggerezza e vivacità, a porre con mitezza la questione della coerenza. Sono stati segno evidente di uno stile di vita alternativo, veramente cristiano, in aperta critica con quello stesso Sistema che li ha poi assassinati.
Che e' quel Sistema ' della terra e della guerra' della conquista e della colonizzazione consumistica delle coscienze che attenta quotidianamante alle nostre esistenze. E continua a illudere il mondo ponendo il denaro e il profitto come unico paradigma di successo e sviluppo.
Non è così.
Anche tutto questo si puo' capire guardando il film.
Si lascia il cuore sui panorami circostanti il monastero di Tibhirine.
Le orme impresse nella neve, scesa con vigore in una vorticosa notte di tormenta, segnano la salita a Gerusalemme di questi uomini, grano donato.
Di questo Dio, sorgente di Luce e di Amore, sconfitto su un legno.
("La terra stanca sotto la neve dorme il silenzio di un sonno greve/l'inverno raccoglie la sua fatica di mille secoli, di un'alba antica/Ma tu che stai perchè rimani?Un altro inverno tornerà domani/cadrà altra neve a consolare i campi/cadrà altra neve sui camposanti/" ; di Franco Battiato, 'Inverno' )

Emanuele Chiodini

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